La Fiat 130 Berlina 2800

La Fiat 130 Berlina 2800 cc. (1969 - 1970)

Per sostituire la FIAT 2300 uscita di produzione nel 1967, la dirigenza del gruppo torinese decise di creare una nuova vettura che andava a collocarsi in una posizione di lusso in cui una vettura FIAT dal dopoguerra non era mai stata presente.

Il progetto denominato X1/3 prese corpo grazie all’attenzione dell’avv. Agnelli, che accantonò i dubbi dell’ing. Dante Giacosa che era più propenso alle vetture economiche che hanno sempre garantito un grande volume di vendite e quindi utili per l’azienda.
Questa nuova vettura doveva entrare in competizione con Mercedes 280 e 300, Jaguar XJ6, BMW 2500/2800 e Opel Diplomat. Si narra che queste ammiraglie, vennero acquistate, smembrate e studiate dai tecnici FIAT per migliorare il prodotto offerto dalla concorrenza e mettere quanto di meglio si poteva avere all’epoca nella nuova ammiraglia torinese.
Gian Paolo Boano, a capo del Centro Stile FIAT con gli ing. Cornacchia e Camuffo dopo numerosi prototipi di stile, definirono le linee imponenti ed eleganti della nuova vettura.
L’ing. Ettore Cordiano sviluppò il nuovo autotelaio. L’ing. Aurelio Lampredi venne incaricato di creare il nuovo motore 6V.

Il debutto fu fissato per il Salone dell’Automobile di Ginevra 1969.
La linea caratterizzata da ampie superfici vetrate e montanti sottilissimi aveva dimensioni imponenti e forme e volumi piuttosto ben bilanciati.
Il sobrio trattamento ornamentale nonostante le cromature presenti non raggiungeva la pesantezza barocca delle concorrenti.
Grandissima attenziona venne posta agli aspetti della sicurezza, venne anche pubblicato un catalogo contente i 44 punti della sicurezza attiva e passiva di questa nuova ammiraglia.
All’interno venne abbandonato il divano singolo anteriore della precedente 2300. Le due comode poltrone anteriori erano regolabili in altezza, longitudinalmente e nell’inclinazione dello schienale. Il divano posteriore poteva ospitare comodamente 3 persone ed era dotato di bracciolo a scomparsa centrale. I rivestimenti erano in pregiato tessuto o pelle naturale. La moquette era in lana a pelo lungo.

La plancia di disegno moderno e ricercato aveva un design particolarmente innovativo con gli strumenti disposti in una lunga fascia orizzontale, dava al guidatore tutte le informazioni richieste e garantiva il massimo confort di guida. Anche l’autoradio opzionale per la prima volta, poteva essere integrato nella plancia. La qualità dell’aria all’interno della vettura era garantita da un complesso di ventilazione sdoppiato, per portare aria calda e fresca contemporaneamente in parti diverse dell’abitacolo.

A richiesta poteva essere montato un sistema di condizionamento dell’aria. Il passo di 2,72 metri garantiva un ottima abitabilità.

Massimo confort di guida e tenuta di strada erano offerti dalle quattro sospensioni a ruote indipendenti, le anteriori con barre di torsione e l’innovativo ponte posteriore poi ripreso dalla Dino 2400.

Quattro freni a disco autoventilati con doppio circuito garantivano un ottima frenata.
La trasmissione montata di serie, per la prima volta per una vettura italiana era automatica. Scelta decisamente insolita ma sicuramente influenzata dalle forti aspettative di vendita sui mercati internazionali. Opzionale era disponibile un tradizionale cambio manuale.
Le ruote in lega leggera di magnesio da 14 pollici erano prodotte dalla Cromodora e montavano pneumatici 185/70.
Il motore V6 di 60° era alimentato da un carburatore Weber 42 doppio corpo. La potenza iniziale di 140 Cv venne incrementata dal 1970 a 160 Cv agendo sull’alesaggio.
Il raffreddamento era a circuito sigillato con vaso di espansione, sfruttava una pompa centrifuga ed aveva il termostato ed un elettroventilatore.

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